FACEBOOK MACHT FREI

“ARBAIT MACHT FREI” (Il lavoro rende liberi) era l’insegna sarcastica di ingresso nei campi di concentramento nazisti.

Con questa mia opera esposta presso il “Centro Pastorale Cardinal Ferrari” di Como dal 9 maggio al 22 giugno, una mostra organizzata dal Circolo Cultura e Arte che vede impegnati 36 artisti, si è voluto sottoliniare ironicamente la condizione degli utenti di Facebook.         

L’iscrizione gratuita e ingannevole a Facebook, che di fatto non lo è perchè in cambio noi regaliamo i nostri dati al marketing, viene paragonata all’insegna di ingresso che i nazisti avevano messo nei loro “lager”.

Ovviamente non è paragonabile con quanto accaduto circa 75 anni fa, ma è una forte preoccupazione della società moderna, la libertà degli individui con queste nuove tecnologie.

Padre Paisios del Monte Athos (Pharasa, 25 luglio 1924Souroti, 12 luglio 1994) è stato un monaco eremita cristiano greco della Chiesa ortodossa, che viveva con un gatto, una volpe e un serpente, sosteneva che dietro al perfetto sistema di sicurezza informatica, “scheda di servizi”,  si nasconde una dittatura globale, un asservimento all’Anticristo e che l’umanità verrà tutta marchiata con il numero 666.

E’ forse questo il marchio temuto da Paissios ? Oppure il marchio tanto temuto è lo Smartphone?

Anche questa mia opera esposta, dal titolo “Smartphone per tutti” è in mostra presso il “Centro Pastorale Cardinal Ferrari” di Como.

Dio che piange davanti ad uno Smartphone !

Spero con queste due opere di aver dato un contributo ad una riflessione di questo nuovo mondo, e ai pericoli a cui andiamo incontro.

 

Inaugurazione venerdì 18 maggio 2018 alle ore 17,00.

 

 

Cupola Santa Maria Del Fiore a Firenze

In un racconto del Vasari scopriamo che, nonostante siano passati 600 anni, nulla è cambiato nel rapporto tra operai e datore di lavoro

Fu costruita tra il 1420 e il 1436 su progetto del Brunelleschi, lo stesso si interessò oltre al progetto anche all’organizzazione del lavoro, disponeva le indicazione agli operai e li pagava.

Un giorno, racconta il Vasari, successe che “gli operai, pur intenti gagliardamente all’opera e pur pagati doverosamente, se la presero per certi rimbrotti e per certe sfuriate, del Maestro”.

Decisero di scioperare, vennero subito licenziati e furono sostituiti da operai lombardi.

I licenziati se ne pentirono, chiesero scusa al Maestro, che li tenne sulla corda e poi li riassunse a salario ridotto.